Ibiza, sette giorni a metà ottobre, con le discoteche praticamente tutte chiuse… e l’isola, nota per gli eccessi, diventa una meta “da famiglia“.
Una vacanza non prevista, dopo quella di inizio anno a Granada e quella di metà giugno sull’Isola di San Pietro, ma a convincere me e la mia famiglia a questa “gita” fuori programma è una di quelle offerte alle quali non si può dire di no.
Il volo verso Ibiza
Era fine maggio quando, girovagando tra i siti delle compagnie aeree e giocando a fare preventivi, trovo, per metà ottobre, una mega offerta Easy Jet da Milano Malpensa a Ibiza. Acquisto avvenuto ai primi di giugno con prezzo finale, per viaggio andata e ritorno in quattro, di euro 61!

Biglietto acquistato senza avere ancora un alloggio, ma il ragionamento è stato che, per 61 euro, anche si fosse dovuto annullare il viaggio, comunque la perdita sarebbe stata inferiore al prezzo di una pizzata in famiglia.
Partenza da casa direzione Milano Malpensa alle 3 di notte, e ritorno da Ibiza con decollo verso le 7 del mattino… il basso costo comporta, ovviamente, dei compromessi.
Trovare casa a Ibiza
Alloggiare a Ibiza costa.
Nonostante il viaggio fosse previsto in un periodo al di fuori delle settimane clou dell’estate, il prezzo medio degli alloggi nell’isola rimane comunque superiore a quello che normalmente io preventivo.
Alla fine ho alzato un po’ il mio budget: aumento compensato dal costo del biglietto aereo. Due, alla fine, le possibilità individuate. La preferita, però, presentava penali standard per l’annullamento più alte di quanto gradissi, dovendo sempre considerare la possibilità di emergenze che facciano saltare i programmi.

Dal momento che comunicare, parlare, chiedere (nel modo giusto) sono, in definitiva, parte del mio lavoro, scegliendo bene le parole nelle mail alla padrona di casa, lei comprende il mio problema e decide di venirmi incontro, assicurandomi una riduzione della eventuale penale.
Alla fine, quindi ho bloccato la casa sita nella parte ovest di Ibiza, in una zona di turismo per famiglie a Cala Vadella.
Un insediamento di case vacanza di recente costruzione, ma ben inserite nel paesaggio. Visto il periodo, molti degli alloggi erano vuoti, ma presumo che ad agosto l’affluenza sia decisamente superiore a quella da me riscontrata.
La casa, trovata affittata e pagata attraverso Airbnb, è “Apartamento en la naturaleza” di Esmeralda.
Padrona di casa molto disponibile. L’accesso alla casa avviene in “self-check in” e le chiavi vengono ritirate attraverso una cassetta di sicurezza. Non ho, quindi, incontrato Esmeraldache, però, è stata sempre presente via telefono e che, in più occasioni, ci ha segnalato appuntamenti o cose da vedere in zona.
Affittare l’auto Ibiza
Come sempre io preferisco avere massima libertà di movimento nelle mie vacanze, quindi la decisione di affittare un’auto è stata ovvia e immediata.
Dopo una piccola ricerca di mercato ho scelto una agenzia locale delle Baleari e che già avevo usato (trovandomi bene) durante le vacanze di Pasqua 2018 a Maiorca: Hiper Rent a Car. Politica del pieno pieno e aggiunta di una assicurazione ulteriore a quella base, visto anche il prezzo abbordabile a cui la propongono.
Vista l’ora alla quale dovevo lasciare l’auto per prendere l’aereo di ritorno, ho dovuto prenotare una riconsegna fuori orario, con una piccola maggiorazione di prezzo. Anche così, però, questa agenzia risultava la più conveniente.

Mi hanno consegnato un auto praticamente nuova (se non realmente nuova) con un motore abbastanza potente da permettere di superare senza difficoltà le continue salite e discese che si incontrano lungo le strade di questa piccola isola delle Baleari.
A causa di una piccola tromba d’aria che ha colpito Ibiza il giorno prima della mia partenza, ho trovato, la mattina, chiusi i distributori di benzina nei pressi dell’aeroporto. Comunicato il problema via posta elettronica, invece di addebitarmi la penale per non aver riconsegnato l’auto col serbatoio pieno, mi hanno fatto pagare solo il carburante mancante. Plauso per il comportamento di questa piccola, ma precisa, agenzia.
Cosa fare una settimana a Ibiza
Ibiza non è una grande isola e si è specializzata nel ricevere un tipo di turismo giovane, modaiolo e festaiolo. Se, però, non siete in target con questo profilo, non è un problema, almeno ad ottobre, quando io ho visito l’isola. Le spiagge, i tramonti, la visita in città, i mercatini hippy… tutte cose che permettono di godere la terza, per grandezza, delle Balearianche a chi preferisce delle vacanze tranquille.

Da segnalare, anche, la possibilità del giro in barca dell’isola. Dal porto di Sant Antony de Portmany partono molte motonavi con diversi percorsi di durata da due, tre ore a tutto il giorno. Il prezzo non è economicissimo, tanto che in un primo tempo eravamo indecisi se prenotare il giro o meno… ci sembrava un po’ strano spendere per una gita più di quanto avessimo speso per il viaggio in aereo! Alla fine, avremmo anche deciso per il sì, ma quando siamo giunti alla decisione, dopo duo tre giorni di permanenza, è cambiato il tempo e i tour sono stati sospesi. Suggerisco quindi, se si vuole fare il periplo in barca dell’isola, di approfittare subito delle belle giornate, perché, soprattutto a fine estate, il tempo può cambiare abbastanza repentinamente.
Le spiagge

La costa di Ibiza è un susseguirsi di scogliere a picco e di insenature sabbiose. Non vi sono delle spiagge lunghissime, ma piccoline e raccolte. Anche la più “lunga“ che ho visitato (Platja de ses Salines) si poteva percorrere tutta a piedi in una decina di minuti: poco più di un chilometro di arenile.
Ovviamente fuori stagione l’affluenza non era eccessiva e quindi siamo riusciti a trovare posto facilmente e a debita distanza dagli altri bagnanti. Ho però il forte sospetto (suffragato anche dal numero di parcheggi nell’area) che in alta stagione vi sia una situazione che io definirei “alla Rimini”.

I tramonti
Qualunque sito di viaggi, qualunque pubblicità di viaggi, qualunque resoconto di viaggi su Ibiza cita i tramonti che si possono godere in quest’isola. Effettivamente ci sono dei punti dove il panorama al calar del sole è veramente stupendo.

Tre i punti da dove ho guardato il tramonto.
Il primo è da Cala Vadella, ovvero dalla località dove avevo trovato alloggio. Il secondo è poco distante ed è un bellissimo punto panoramico (da raggiungere a piedi in un quarto d’ora) di fronte all’Isla de es Vedrá, punto segnalato su tutte le mappe turistiche. Il terzo è dalla spiaggia di Benirrás, luogo dove si trova una comunità hippy che al tramonto saluta il sole al suono dei tamburi…
Se da una parte la spettacolarità di vedere il sole che scende dietro le scogliere a picco di Vedrá è indescrivibile, dall’altra guardare il cielo che si accende di rosso con un sottofondo di musiche ritmate è egualmente affascinante.
Ivissa
Ivissa, la capitale, è praticamente l’unica città presente sull’isola, gli altri conglomerati urbani sono in realtà dei villaggi più o meno piccoli.
Partendo dal porto si può risalire lungo le viuzze e lungo i bastioni di difesa fino alla cattedrale in cima alla collina. La passeggiata non è difficile, anche considerando che, seguendo le indicazioni, si può prendere un tunnel sotterraneo al di sotto delle mura che velocemente, e senza tanta fatica, porta dei bastioni bassi al punto più alto della città.
Sia dalle mura, sia dalla zona della cattedrale il panorama che si vede è stupendo e si può anche intravedere l’isola di Formentera.
Per inciso, proprio da Ivissa partono i traghetti e gli aliscafo che portano alla piccola isola vicina. Gita che io non ho fatto, anche per il poco tempo che avrei potuto trascorrere sull’isoletta.

Per parcheggiare a Ivissa, seguendo suggerimenti trovati su Internet, la prima volta ho scelto un ampio spazio in periferia, ma comunque a non più di un quarto d’ora a piedi dal centro. Gratuito si trova in Carrer des Cubells 11, parte asfaltato e parte in terra battuta.
La seconda volta che siamo andati a Ivissa ho voluto rischiare il tutto per tutto e sono andato fino al parcheggio che c’è sotto la cattedrale, lungo i bastioni, in Camí de Calvari, anche questo gratuito (almeno ad ottobre). Visto il periodo non estivo ho trovato non uno, ma ben due parcheggi liberi. Sono, però, pronto a scommettere che trovarne anche solo mezzo ad agosto sia più difficile che vincere al Superenalotto!
I mercatini hippy
L’isola negli anni 60 è stata meta di varie comunità hippy che vi si sono insediate. Ciò ha dato vita a una piccola comunità internazionale che ancora oggi viene alimentata da nuovi arrivi. Anche se la cultura hippy ha avuto una trasformazione un po’ turistica, comunque non è diventata una “Disneyland“.
La manifestazione più evidente di questa colonia anni ’60 è data dei vari mercatini che si susseguono quasi ogni giorno nelle varie località dell’isola. Scrivo qui “mercatini” per abitudine, anche se di “ini” in molti casi hanno poco: estesi, con viuzze che si incrociano tra i banchi dove è esposta una ampia varietà di merce.
Proprio dalla tipologia merceologica si nota come la cultura hippy anticapitalista sia un po’ andata scemando, visto che si incontrano sia artigiani che presentano i loro prodotti fatti a mano (gioielleria, bigiotteria, teleria, calzoleria), ma anche molti oggetti di importazione, spesso asiatica.
Nonostante queste concessioni al mondialismo e al capitalismo moderno, è piacevole camminare per questi mercatini, sia per individuare souvenir divertenti e carini, sia per l’aria che si respira, con musica dal vivo e, soprattutto, con un clima internazionale molto divertente: abbiamo comprato degli anellini e solo dopo aver parlato in spagnolo per 10 minuti con l’artigiano, ci siamo resi conto che era un italiano da trent’anni a Ibiza!
Come dicevo vi sono più mercatini in vari giorni della settimana. Due quelli più grandi che abbiamo visitato: Las Dalias e Punta Arabí. I venditori spesso sono gli stessi che si spostano da un punto all’altro. Molto più piccolo, invece, il mercato dell’artigianato di Sant Joan de Labritja: poche bancarelle, ma divertente per il contemporaneo concerto all’aperto.
Proprio da Sant Joan de Labritja siamo poi andati alla spiaggia di Benirrás per vedere il tramonto e sentire il saluto al sole da parte della comunità lì presente.
Mangiare a Ibiza
Così come gli alloggi, anche i ristoranti non sono economicissimi a Ibiza. Abbiamo quindi limitato a due le uscite per pranzi e cene fuori casa. Per il resto, come nostra abitudine, ci siamo affidati ai supermercati, acquistando prodotti locali: c’è un grande Mercadona a Sant Antony de Portmany.

Già prima di partire, navigando su TripAdvisor, avevo individuato un ristorantino non lontano da dove avevamo l’alloggio, la “Sardina Loca“, che veniva segnalato come non eccessivamente caro. Effettivamente l’abbiamo provato e il conto non l’ho trovato eccessivo: fritto di pesce, sardine alla brace (specialità del locale), pollo al curry (che in spagnolo viene rigorosamente pronunciato come si scrive…) e una sogliola alla brace più i dolci per 71 euro. Devo dire che personalmente ho trovato leggermente asciutto il pollo, mentre i pesci ritengo che fossero cotti in maniera perfetta.
Di ritorno dal tramonto di Benirrás, seguendo le indicazioni del navigatore che ci ha portato lungo stradine di campagna isolate e buie, abbiamo per puro caso incrociato “Can Tixedo Art Café“. Fermati per dargli un’occhiata abbiamo deciso di tornarvi in un’altra giornata. Specializzato in tapas, in quattro abbiamo speso una cinquantina di euro.
Qui ho scoperto un dolce tipico, la “greixonera“, una sorta di torta di pane, ma il posto del pane è preso dalle ensaimadas, una brioche tipica delle Baleari a base distrutto, che avevo assaggiato a Maiorca e che devo dire non mi era piaciuta particolarmente per il gusto un po’ “grasso”. Invece in questa versione, trasformate in torta al cucchiaio, si perdono l’eccesso di forza dato dal grasso rendendo piacevole la degustazione.
Infine, vicino a casa, a Sant Josep de sa Talaia, per puro caso abbiamo individuato una rosticceria, “Sa Cuineta Des Poble“, dalla quale ci siamo serviti in due occasioni, in una acquistando, di domenica, della paella appena fatta.
La lingua
Come nelle altre isole Baleari anche a Ibiza si parla catalano. Ma, come è già notato a Maiorca, qui la lingua autoctona viene interpretata dagli abitanti più come una identità culturale, che non come una bandiera politica.
Tutti parlano un perfetto castigliano e anche le indicazioni stradali sono in spagnolo. Il catalano, quindi, non diventa un ostacolo per il turista, ma, al contrario, una particolarità in più del territorio che rende divertente il soggiorno.
Da notare che durante il periodo in cui ero a Ibiza (dal 16 al 23 di ottobre 2019), a Barcellona si tenevano non poche manifestazioni indipendentiste, anche con alcuni scontri tra manifestanti e Guardia Civil, tanto che da dal sito “viaggiare sicuri” della Farnesina mi arrivavano avvisi di sicurezza, dal momento che mi ritenevano nel raggio chilometrico prossimo alla zona di crisi. Invece sull’isola tutto era tranquillo senza nessunissimo problema.
Cosa non fare a Ibiza

Solo una cosa mi sentirei di sconsigliare a un turista che si reca sull’Isola: la visita alla “Cova de Can Marçà“. Una grotta, vicino al mare (e il panorama della baia di Port de Sant Miquel è probabilmente l’unica cosa bella della visita), ma il cui costo è alto (11 euro ad adulto l’ingresso), il percorso è breve, le spiegazioni ridotte all’osso e l’unica cosa da notare (in negativo, però) è una cascata che sembra essere artificiale, con illuminazione stroboscopica e musica a tutto volume.
Una “holiwoodianata” simile l’avevo vista anche a Maiorca, ma, almeno, in quel caso la grotta in sé era interessante e si poteva passar sopra alla spettacolarizzazione turistica… qui è l’unica cosa.
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