Santiago de Compostela, solo la fine dell’omonimo Cammino, o una città da visitare? Una città da visitare, ma senza prevedere lunghi soggiorni. In un solo giorno si potrebbero vedere i monumenti principali. In due la visita si fa in tranquillità. In tre si vive la città. In quattro ci si rilassa. In cinque si rischia di iniziare ad annoiarsi.
Arrivato in aereo e senza affittare l’auto, ho girato Santiago de Compostela con calma, rivedendo alcuni monumenti in momenti diversi del giorno, visitando anche le “attrazioni minori”. Il tutto in quattro giorni. Avessi deciso di fermarmi di più sarebbe stata sicuramente necessaria un’auto per visitare i dintorni. Dintorni che sembrano molto interessanti: in agenda ho quindi un ritorno a Santiago, ma solo come punto di partenza per un tour della Galizia.
Ma perché mai visitare Santiago? Nel mio caso l’idea principe era andare in Spagna, visto che mia figlia studia e ama lo spagnolo. La scelta finale della destinazione è stata fatta combinando i prezzi degli aerei con le date di vacanza scolastica. Un’ottima offerta Easy Jet (circa 150 euro a/r, con prenotazione posti, in quattro) ha fatto pendere la bilancia verso la capitale galiziana.

Viaggio verso Santiago de Compostela
Partenza da Milano Malpensa la mattina presto e, non essendo della zona, levataccia ad ore ante, ma veramente ante, lucane! Arrivo in Spagna con mezz’ora di anticipo sugli orari ufficiali (vento in poppa?). Dall’aeroporto alla città un comodissimo autobus che parte proprio da davanti all’uscita dello scalo. 5 euro e qualche spicciolo per il biglietto di andata e ritorno, con validità un mese.
Per la vacanza, come mia abitudine, ho scelto un alloggio affittato da privati. Questa volta attraverso AirBnB (al momento in cui scrivo, però, non vedo più l’annuncio: se venisse ripristinato e qualcuno fosse interessato, il mio ospite si chiamava Benjamin, ottima persona). Ottima la localizzazione, subito dietro la chiesa di San Francisco, cinque minuti a piedi da Piazza dell’Obratorio, ovvero l’ingresso della Cattedrale.
Le Chiese a Santiago de Compostela

Santiago de Compostela è un centro turistico religioso. Fine dell’omonimo Cammino, passeggiando per la città si incrociano più religiosi che in centro a Roma. Senza considerare i “pellegrini”, che normalmente stazionano in gruppi, gruppetti e grupponi in Piazza dell’Obratorio. Da non camminatore, da non pellegrino, francamente mi sembravano tanti “turisti della domenica” che non sapevano cosa fare.
Il centro di Santiago, el Casco Antiguo, non è, però, quel coacervo di punti religiosi che ci si potrebbe aspettare, visto la sua anima spirituale. Invero la Cattedrale primeggia. Chiese importanti, e imponenti sono poi solo altre due (San Francisco e il Monasteiro di San Martiño PIianiro, ora museo). Chiesette ve ne sono, però più che altro attorno al centro, non dentro di esso.
Purtroppo, per i miei gusti, a farla da padrone è il barocco. Anche strutture d’origine romanica sono state travolte dall’ondata di decori e ori che ha sommerso il XVII secolo. Nota positiva è che, a differenza di quanto capitato in Italia (penso alla Sicilia), a Santiago la struttura barocca si limita più che altro agli altari: chiese prevalentemente spoglie, con ampi spazi, e con il blocco d’oro in fondo al presbiterio… alla fin fine un “design” che quasi mi ha fatto accettare il barocco.

II Monasteiro di San Martiño Pianiro era uno dei principali monasteri Spagnoli (secondo solo a el Escorial). Ora ospita il seminario, oltre a un museo dove sono esposti reperti vari: dagli animali impagliati alle opere sacre. Ha un chiostro enorme, seppur spoglio, al quale si può accedere solo con la visita guidata.
Molto carina da visitare, poco fuori il centro, è la Colexiata de Santa María de Sar. Errori di progettazione e scelta di una località di costruzione non proprio ideale (zona semipaludosa) ha fatto si che tendesse ad “aprirsi”: la navata ha le due file di colonne che si inclinano rispettivamente a destra e a sinistra, creando un effetto un po’ straniante. Medesimo effetto si nota anche nell’annesso chiostro.
Non ho potuto, invece, visitare il Convento de San Domingo de Bonoval (anch’esso fuori dal centro e sede del Museo do Pobo Galego), in quanto il giovedì pomeriggio (momento in cui avevo previsto la visita) della Semana Santa è considerato festivo: la struttura era chiusa.
La Semana Santa in Santiago de Compostela

La Semana Santa dura proprio una settimana: dal lunedì fino a domenica tutti i giorni si susseguono processioni, con i partecipanti incappucciati con abiti a sacco di colore diverso a seconda delle confraternite di appartenenza. Anche senza cercarle, in due processioni mi ci sono imbattuto.
Nota per il turista distratto: il giovedì pomeriggio della Settimana Santa è festa, così come il venerdì. Questo implica chiusura di alcuni musei e degli esercizi commerciali (non El Corte Ingles). Non so sabato domenica e lunedì cosa succeda esattamente, in quanto ero già rientrato in Italia.
Altre cose da visitare a Santiago de Compostela
Non di sole chiese si vive…
Nelle guide turistiche e nel sito di Promozione turistica tanto si parla del Mercado de Abastos. Anche il mio padrone di casa me lo aveva raccomandato, raccontandomi che era possibile acquistare gli alimenti e farseli cucinare direttamente al mercato. Non so. Il mercato è carino. Ha un grande reparto dedicato al “pescado”, pesci, crostacei, polpi… ma in quasi tutti i banchi mancavano i prezzi, cosa che mi ha portato a non comprare. Inoltre le modalità per farsi cucinare direttamente quanto si compra non sono riuscito a capirle, quindi alla fine ci ho rinunciato. Una visita, comunque la merita sicuramente.
Non ho parlato, sopra, della Cattedrale perché è una… cattedrale: imponente, grande, ma, dal mio punto di vista, senza nulla di eclatante (o meglio, probabilmente è “eclatante” la grande incensiera, il Botafumeiro, ma non ho avuto occasione di vederla). Inserisco qui l’argomento per descrivere la visita (guidata) ai tetti, a la cubierta.

Traduzione in spagnolo: “Pienso luego estorbo”
Traduzione in italiano: “Penso quindi disturbo”
È una interessante visione dall’alto della città, insieme a una vista di alcuni particolari architettonici che dal basso non si notano. Peccato per la guida che mi è capitata: non un minimo di attenzione ai turisti stranieri. Visita solo in Spagnolo e parlato molto velocemente. Inoltre con un accento non “puro castigliano” (in Galizia vige il bilinguismo spagnolo-galego). Risultato: nonostante il mio spagnolo non sia proprio da buttare, ho capito la metà delle spiegazioni. E mia figlia, neofita della lingua, ha “entendido” ancora meno!
Si noti che situazione analoga mi è capitata anche durante la visita a San Martiño PIaniro: guida giovane, sicuramente brillante, ma che non ha fatto alcun tentativo per venire incontro alle esigenze dei turisti non di lingua ispanica. Inglese questo sconosciuto (ma questo per me andava anche bene, preferendo io la lingua iberica) e uno spagnolo parlato a 20 parole al secondo… una performance da far invidia a Enrico Mentana!

É stato, invece, una esperienza inaspettata e molto positiva la visita al Museo de la Troia. Innanzi tutto per gli italici che avranno sollevato il sopracciglio leggendo il nome, assicuro che nulla ha a che fare con la professione più antica al mondo. È semplicemente un cognome.
Il museo è la casa dove ha abitato, durante gli studi, lo scrittore Alejandro Pérez Lugín, autore, appunto, de “La Casa de la Troya”, una pietra miliare (ho scoperto proprio a Santiago) della letteratura spagnola del ‘900. In centro città, il museo è stato allestito in modo da far rivivere le atmosfere di una casa Gagliega di fine ‘800, inizi ‘900. Ottima anche la guida, che parlava uno spagnolo “tranquillo” che ci ha permesso di goderci tutte le spiegazioni. Inoltre un’altra guida parlava anche un po’ di italiano (lo stava studiando).
Mangiare a Santiago de Compostela
Per questi giorni a Santiago ho scelto un profilo il più possibile low cost.
Questa decisione ha, principalmente, influito sulla scelta del dove e del cosa mangiare. In pratica ridotti quasi a zero i ristoranti.

Tranne qualche brioches e empanadas comprate nei forni, principalmente ci siamo “rivolti” ai supermercati, anche se ovviamente la scelta è stata quella di comprare il più possibile prodotti del posto.
Tra le specialità anche la “Tarta de la Casa”, senza farina, di mandorle… ottima al primo assaggio, buona la prima sera, pesante da finire tutta in due in quattro giorni!
Solo una sera ci siamo ridotti con niente in casa e abbiamo mangiato nel pub sotto casa. Spesa accettabile (quattro panini, grandi, una birra tre acque: 22€). Unico problema è stato una salsa al peperone inserita di default nei panini: peccato che il peperone non piaccia alle mia figlie.
Altra occasione in cui abbiamo messo “i piedi sotto un tavolo” è stata dopo la visita alla Colexiata de Santa María de Sar. La bimba aveva fame. Eravamo lontani dal centro e da casa. Ci siamo buttati nel primo posto dove sembrava potessero darci da mangiare: un baretto a 100 metri dalla Colexiata direzione centro città. Il risultato? Tre acque gasate, una birra, quattro pezzi di tortilla, un piatto enorme di jamon e formaggio e un eguale piatto di carne di maiale e chorizo serviti su pezzi di pane (morbido e ottimo), il tutto per 15€. Mai emergenza fame di una bambina ha portato a un risultato tanto inaspettatamente positivo.
Conclusioni e note finali
Il viaggio è avvenuto nel 2017.
Santiago è piaciuto a me e alla mia famiglia. Non è, però, una città dove tornare, a meno che non si sia dei “fan” del Cammino.
Le informazioni che lì abbiamo raccolto, però, ci hanno portato non poca curiosità in merito alla Gallizia, alle altre città e alla costa, sia quella Nord, ma, forse ancora di più, quella Ovest.
Tra le varie cose che speriamo di vedere c’è il río Xallas, unico fiume in Europa (così si legge nelle informazioni turistiche) che sfocia in mare con una cascata.
Link utili
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