Quando ho iniziato a lavorare su internet, alla fine degli anni ’90, l’ipertesto era di moda. Tutto andava linkato, rimandato a un’altra pagina, a un’altro sito. La logica, la filosofia, di questo agire era che, essendo tutto raggiungibile, tutto “doveva” essere raggiunto e, soprattutto, se già era stato spiegato altrove non era necessario rispiegarlo… bastava un link, appunto.
Una simile impostazione mi è ricapitata sotto gli occhi in un articolo letto recentemente e, per di più, scritto da un informatico, quindi, in teoria, “del mestiere “.
È questa una impostazione di scrittura sulla quale non concordo.
In una simile filosofia di scrittura si creano due principali problemi.
Il primo problema mi fa venire in mente il metodo con il quale vengono scritte le leggi italiane: non è possibile leggere una legge di per sé, in quanto nei preamboli, nelle spiegazione e negli articoli stessi, pullulano i rimandi a norme, decreti, leggi precedenti, obbligando il lettore o a cercare una edizione commentata (quando e se esiste) o a interrompere continuamente la lettura per capire quei punti che sono demandati ad altre norme, nel testo solo citate.
Il secondo problema è che si rischia, alla fine, che il lettore abbia meno informazioni di quante realmente gli servono per capire il testo. Infatti, insegnavano fin dalle elementari, la regola è sempre “occhio alle parentesi e agli incisi”: rompono la lettura e fanno perdere il filo. E cosa più di un link che ti fa uscire dal testo che hai davanti per trovarti in un altro, magari più lungo, può rompere la lettura? Il lettore, quindi, per non perdere il filo è spesso portato a saltare il link… ma se il link gli avrebbe fornito informazioni che sarebbero state necessarie, rischia di perdere parte di quanto si voleva comunicargli.
Purtroppo in molti dimenticano che le nuove tecnologie di comunicazioni non rinnegano le “vecchie” regole della scrittura e della comunicazione, che rimangono comunque la base.
Un testo, quindi, deve riuscire a vivere di vita propria. Se per capirlo occorre andare a cercare le informazioni da altre parti… allora il testo in questione non funziona, perché non può funzionare.
Se quello che si vuole linkare è importante, va scritto, magari in sintesi, nel testo stesso. I link dovrebbero essere usati solo per dare la possibilità al lettore di approfondire certi argomenti, un uso analogo a quello che negli “antichi” testi cartacei veniva svolto dalla nota a piè di pagina o, ancor di più, dalla bibliografia.
Poi, a margine, ci si può anche chiedere dove inserire i link, e questo è un altro discorso.
Ultimamente si sta diffondendo l’uso di mettere “le risorse di rete” in fondo al testo. Personalmente, però, ogni volta che è possibile i “suggerimenti” di approfondimento li preferisco nel testo stesso, perché lo ritengo più comodo. E’, secondo me, la differenza tra una nota a piè di pagina (che per essere letta è sufficiente un rapido spostamento dello sguardo) rispetto alle note riunite alla fine del capitolo (che ti obbligano a interrompere la lettura, “perdere il segno”, spostarti fisicamente in un’altra sezione).
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