Saper gestire le informazioni che si sanno, e che si sanno di sapere, non è poi così difficile. Il “bello” arriva quando ci si trova a dover gestire, e soprattutto a dover fornire, informazioni che o non si hanno in maniera completa o che non si è certi di sapere.
C’è una sensazione che credevo di aver ormai lasciato alle mie spalle e che invece recentemente ho riprovato. Chi è (stato) scansafatiche come me, probabilmente l’ha provata anche lui (o lei) e se la ricorda: è quella sensazione che si provava quando si andava a scuola e il giorno prima di un’interrogazione ci si rendeva conto di non aver ancora studiato…
Bene, grazie a un amico ho recentemente riprovato tale sensazione.
«Ho un impegno all’estero e non riesco a seguire gli ultimi giorni di un importante evento. Mi puoi dare una mano tu?».
Ovviamente sì. In fin dei conti si tratta di ricevere dei colleghi, consegnar loro la cartellina stampa e scrivere un comunicato finale. Ecché ce vò! Dopotutto, anche se come giornalista, quell’evento l’ho seguito…
È quando iniziano ad arrivare le telefonate di colleghi conosciuti e sconosciuti, che inizio a preoccuparmi. «Ma questa cosa, tecnicamente è…?», «Ma a che ora con precisione…?», «Ma se io volessi fare…?»…
È qui che la sensazione di non aver studiato mi assale, che torno a sentirmi come quando la professoressa riusciva a chiedermi quella cosina nascosta in una nota che avevo saltato… perché non andrà a chiedermi proprio quello!
Ma è in momenti come questi che torna utile (più di tante nozioni) la capacità di tirarsi fuori dal guaio dell’essere impreparato: prendere tempo, recuperare mentalmente i frammenti di informazioni che si hanno e riassemblarli, magari (mentre si intrattiene l’interlocutore parlando) recuperare alcune info al volo via internet… e riuscire a rispondere… correttamente, è ovvio, se no non vale.
Così alla fine un pensiero frulla in testa: sapere le cose é importante, ma aver la capacità di gestire ciò che non si sa ti può salvare nelle difficoltà impreviste (come ben insegnava MacGyver…). E questa capacità non si insegna a scuola… al massimo la si impara a scuola!
Così il piacere all’amico sono riuscito a farlo, magari impegnandomi un po’ di più rispetto a quanto preventivato, ma con una soddisfazione ancora maggiore: le difficoltà e, sopratutto, l’essere riuscito a gestirle è quello che non semplicemente fa provare appagamento, ti fa piacere il lavoro che fai e, soprattutto, ti fa divertire!
Citazioncina finale: Don’t panic
(vd. “Guida galattica per autostoppisti“)
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