Raccontare, sempre, una storia: è questa la prima cosa che bisogna avere chiaro in mente nel momento in cui ci si accinge a scrivere un testo, di qualsiasi argomento e per qualunque fine.
Che sia un documento commerciale, un post su un social, un comunicato stampa, financo delle istruzioni tecniche: qualunque sia lo scopo del testo che si vuole scrivere, l’estensore deve sempre aver presente che deve catturare l’attenzione del lettore e l’attenzione la si cattura raccontando una storia.
Le domande da farsi, quindi, quando ci si mette davanti a una tastiera (o si prende carta e penna, se si è all’antica) sono:
- Cosa voglio raccontare?
- Quale è il mio scopo nel raccontare ciò che desidero raccontare?
- Come raccontare la mia storia?
- Come far interessare il lettore alla mia storia?
- e, soprattutto: la mia storia è interessante?
Cosa voglio raccontare
Sembra la parte più banale, ma invero è la più complessa.
Qualunque sia la la storia avrà al suo interno tante sotto-storie, delle sotto trame.
Sono tutte importanti?
Quali mi allontano dal mio scopo principe?r
Quali, o meglio quale, sono (o “è”) la vera storia, (o informazione, o notizia) che voglio far arrivare al mio lettore?
Solo quando si ha ben chiaro cosa si vuole raccontare si può procedere con lo scrivere.
A volte, comunque, capita di scrivere, scrivere e poi solo rileggendo ci si rende conto che si è finiti “fuori tema”. Ma se capita non preoccupatevi: anche Manzoni aveva inizialmente inserito la Storia della Colonna Infame all’interno dei Promessi Sposi (o meglio, del “Fermo e Lucia”) per poi accorgersi che avrebbe «fuorviato i suoi lettori» e la eliminò.
Quale è il mio scopo?
La storia è stata individuata, ma la ragione per la quale la voglio scrivere influisce il modo di scriverla.
Devo scrivere un testo pubblicitario, commerciale, informativo, esaltativo, polemico…?
La storia è sempre quella, ma il perché la voglio scrivere influisce direttamente il come comporla.
Esempio.
“Cappuccetto Rosso disubbidì alla mamma, entrò nel bosco, parlò con il lupo sconosciuto e venne da questi assalita e quasi uccisa, insieme alla sua povera nonna, e venne salvata solo da un taglialegna di passaggio”
“Cappuccetto Rosso esplorò una nuova via, fece incontri con individui poco raccomandabili, ma, nonostante arrivasse a rischiare la propria vita, grazie all’aiuto di un taglialegna della zona, alla fine aprì al passaggio una nuova via”
Come raccontare la mia storia
Qui entra in gioco lo stile, il ritmo.
Questo punto si intreccia strettamente al punto precedente.
Uno stile o un altro possono cambiare completamente la storia.
Si pensi a una agiografia rispetto a una biografia critica. Ambedue raccontano una vita, ma il modo di raccontarla cambia.
O il raccontare un fatto di cronaca nera indugiando sui particolari truculenti, o evitando di narrarli…
Come interessare il lettore
A volte conviene svelare l’assassino fin dall’inizio del racconto…
A scuola si insegna: “introduzione, svolgimento, conclusioni”, ma per scrivere in modo accattivante e in modo da catturare l’attenzione, lo schema può, invece, essere: “conclusione, eventuale introduzione (non sempre necessaria), svolgimento, eventuale introduzione (può sembrare strano, ma in alcuni casi ci sta bene), ripresa delle conclusioni”.
Classico esempio è l’articolo giornalistico: si dice cosa è successo, poi si racconta come si è arrivati al fatto, lo si analizza e si riprende la fine con qualche approfondimento.
La mia storia è interessante?
È questa sia la prima che l’ultima delle domande da farsi.
Prima di iniziare a scrivere devi decidere se ciò che vuoi raccontare può interessare. Ma solo quando sei arrivato alla fine, rileggendo, si può decidere se la storia può interessare…
Se la risposta fosse no, occorre il coraggio di riprendere in mano il testo per capire se la storia è stata mal impostata, eventualmente dove e, quindi, correggerla.
È comunque raro che si arrivi alla conclusione che proprio no, è una storia priva di interesse. Questo perché se abbiamo deciso di raccontarla, avevamo visto del potenziale. Più probabile, quindi, che quel potenziale sia stato mal gestito, piuttosto che sia assente.
Nota a margine
Qualunque cosa si scriva, qualunque cosa si voglia raccontare, bisogna sempre e comunque ricordarsi le regole basi della scrittura:
- concordanza tra soggetto e verbo
- consecutio temporum
- ortografia corretta
- limitare uso di parole straniere
- frasi brevi
- limitare gli incisi
- usare tecnicismi solo se necessario
- non scordarsi mai delle 5W+H
E per qualunque dubbio, c’è sempre l’Accademia della Crusca!
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