È dedicato alla miniera di Gambatesa, nell’entroterra di Lavagna nel Genovese, il mio secondo post di viaggio (il primo è stato “Visitare Santiago de Compostela“). Si tratta di una miniera attiva fino a poco più di un lustro fa e, attualmente, trasformata in un ottimo esempio di sito turistico di archeologia industriale.
La preparazione alla visita

Ho scoperto dell’apertura ai visitatori di questa miniera circa due estati fa.
Di origini genovesi, sono spesso nella Superba per andare a trovare i parenti. Durante l’estate del 2016 ho notato grandi cartelloni che pubblicizzavano la visita a Gambatesa. Visita che, allora, non è riuscita a rientrare nella “programmazione estiva”, ma che è stata “messa in memoria”. Questa estate, 2017, è giunto il momento di tirare fuori dal cassetto quella gita non ancora effettuata.
Come ormai doveroso nel secondo millennio, la ricerca di informazioni è partita da internet. Il sito (www.minieradigambatesa.com) forse non è perfetto dal punto di vista tecnico e comunicativo, ma è aggiornato e contiene tutte le informazioni necessarie per capire sia se la visita è di proprio interesse, sia le modalità per effettuarla.
Essendo in periodo agostano, ho preferito non affidarmi solo a internet, ma ho anche telefonato ai numeri indicati sul sito per avere conferma delle informazioni. Informazioni che mi sono state confermate (e per questo posso dire che l’aggiornamento del sito è valido), con l’aggiunta del suggerimento (ma non l’obbligo) di prenotare la visita.
Nulla di meglio, quindi, della prima giornata uggiosa, non adatta alla spiaggia, per decidere di effettuare la visita, infilandosi sotto terra.
Il viaggio verso Gambatesa
Partenza da Genova, autostrada fino a Lavagna, uscita, prima parte del percorso tranquillo, poi inizia l’inerpicata e i tornanti. Ne è un Comune diffuso: non esiste un centro con tale nome, ma tanti borghi che, riuniti, danno vita al territorio Comunale. La Miniera si trova vicino al “borgo” di Botasi, ma prima di raggiungere l’agglomerato si gira per risalire una strada un po’ tortuosa che porta fino al piazzale che fa da parcheggio.
Ottime le indicazioni stradali, che non ti “lasciano mai solo”: ovunque ci sia un crocevia vi sono le indicazioni per la miniera.
Dal parcheggio una lunga, ma luuunga, scala porta fino al centro visitatori (con bar), dal quale, poi, si parte per la visita. Non do certezze, ma sentendo parlare altri visitatori, ho intuito che in caso di impossibilità a salire le scale, dal centro visitatori si attivano per portare in auto (lungo uno sterrato) chi ha ridotte possibilità motorie.
In carrozza!

All’ora di inizio della visita si viene, innanzitutto, portati a indossare il caschetto, un Dispositivo di Protezione Individuale necessario e non solo di figura: durante la visita, soprattutto le persone alte, causa anche la poca illuminazione, rischiano di battere la testa su tubi e sporgenze.
Con il casco ben calato in testa si entra nelle carrozze del trenino, primo posto dove il casco è ben utile, vista la soglia di ingresso bassa!
Il treno è il primo approccio al recupero effettuato nella miniera: si tratta della motrice elettrica fino a un decennio fa effettivamente usata per le estrazioni minerarie. Anche le carrozze sono ricavate dai carrelli minerari riadattati.
L’ingresso in miniera un po’ ricorda l’ingresso nel tunnel della paura in un luna park, con una fondamentale differenza: qui nulla è finto, ma è un’opera conservativa di un importante sito industriale dell’800 e del ‘900.
La visita della miniera di Gambatesa

Raccontare qui tutta la visita non ha senso. Quello che è importante dire è che è interessante e ben congegnata. Il ragazzo che è stato la guida durante la mia visita è stato bravissimo a mischiare informazioni geologiche, tecnologiche, storiche e di costume.
Nel suo racconto si sono intrecciati storia geologica (la composizione delle vene minerarie), storia tecnologica (i vari macchinari e le varie tecniche che negli anni si sono utilizzati per l’attività estrattiva), storia industriale (l’uso che si è fatto del manganese, il minerale per per cui la miniera è nata) e storia sociale (con il racconto del lavoro, delle fatiche, dei cambiamenti sociali che minatori e famiglie hanno vissuto in oltre un secolo di attività).
Conclusioni
La visita, tra percorso su rotaie e a piedi, dura circa un’oretta. La temperatura sotto terra è costante nelle varie stagioni: freschina. Il che vuol dire che il maglioncino e bene portarselo anche (forse soprattutto) ad agosto.

Risulta mediamente interessante per tutte le età: ho visto bimbi sui sei, sette anni stare attaccati alla guida per osservare i particolari più spettacolari (il livello inferiore allagato, i ripidi tunnel di collegamento tra livelli, l’accensione della lampada ad acetilene…).
Mia figlia pre adolescente ha trovato noiosa la spiegazione geologica, ma entusiasmante la descrizione di come si lavorava in miniera. Io, un po’ più vecchio di lei, mi sono goduto ogni spiegazione.
Infine, elemento non indifferente, ho trovato preparati e gentili tutti gli addetti, dalla guida all’addetta alla biglietteria.
Il prezzo di visita è perfettamente adeguato al servizio offerto: il biglietto famiglia, per quattro persone, è stato (estate 2017) di 32 €.
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