Chi scrive deve anche prevedere e, soprattutto, cercare di disinnescare i rischi e i problemi che un errore di lettura può comportare nell’interpretazione di un testo.
È una verità della quale mi sono reso conto mentre svolgevo l’attività di ghost writer.
Per capire il concetto la cosa migliore è raccontare la mia esperienza.
Errore di lettura: la mia storia
Come dicevo svolgevo l’attività di “scrittore fantasma” per un cliente.
L’inizio della storia: scrivo un documento, lo invio per l’approvazione, ricevo l’ok, e lo mando in pubblicazione.
Poi, due giorni dopo, squillo del cellulare.
Emergenza!
Una frase che avrei scritto non sta ne’ in cielo ne’ in terra.
Non solo non esprime il pensiero dell’autore ufficiale, ma addirittura lo distorce completamente.
Ma come è possibile?
Una simile cosa non posso averla scritta.
So come la pensa colui per il quale redigo i testi.
So cosa vuole.
Non posso aver scritto una cosa così pazza.
Eppure, eppure… chi deve procedere alla pubblicazione ha riletto il testo e ha trovato quella frase fuori dal mondo.
Ovviamente ha avvertito chi di dovere che subito mi ha chiamato allarmato… e anche un po’ incazzato.
Ovviamente panico.
Stomaco chiuso.
Giustificazioni interlocutorie.
Altrettanto ovviamente la legge di Murphy è sempre in agguato. Non solo non sono vicino al mio computer, ma il file in questione (dato per chiuso) lo avevo tolto dal cloud: nessuna possibilità di verificarlo in mobilità!
Urgente corsa alla scrivania, ricerca della frase incriminata e, sorpresa (positiva), a me risulta ok.
Più calmo (la pressione arteriosa inizia a tornare a valori normali…) chiamo colui che ha tirato il segnale di allarme.
«Ma a me la frase risulta tranquilla, non dice niente di pericoloso…».
«Come tranquilla? scrivi che il capo ha detto questo è quello…».
«Ma no, scrivo che al capo è stato detto questo e quello, non che lo ha detto lui…»
Verifica, controllo e individuazione del problema.
In una frase io scrivo “è stato fatto presente a…” e il mio interlocutore ha letto “è stato fatto presente da…”
Una “d” in più o in meno cambia completamente la frase, il senso e l’interpretazione.
Il fatto è che io sono certo che quella “d” non vi fosse (e la copia del file spedito lo proverebbe), ma chi ha letto l’ha “vista”, l’ha “inserita” nella sua percezione o, per qualche ragione, l’ha, inavvertitamente, “aggiunta”.
Risultato: crisi!
Errore di lettura: scrivere prevedendolo

In pratica, questo è quanto ho imparato: chi scrive non deve solo preoccuparsi che il proprio lavoro sia scritto in modo corretto, esser certo che la scelta delle parole non possa comportare fraintendimenti (vedi anche “Comprensibilità e costruzione della frase“), avere consapevolezza che lo stile sia adeguato, che l’uso della punteggiatura sia giusto (vedi anche “Leggibilità e punteggiatura: correggo il Manzoni!“) e che, quindi, passi e venga recepito il messaggio che si desiderava far passare e far recepire (vedi anche “Comunicazione… facciamo a capirci“).
No, non basta.
Occorre esser certi che anche in una lettura veloce o distratta, l’eventuale interpretazione sbagliata di una lettera, di una parola, renda il testo incomprensibile (e quindi possa scattare il campanello d’allarme “errore in lettura”) e non che il testo rimanga con un senso compiuto, ma diverso (o addirittura opposto) a quanto si voleva esprimere.
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