Perché nei filmati che si pubblicano su internet i sottotitoli sono necessari e fondamentali?
Perché chiunque, in determinate situazioni e momenti, può essere impossibilitato a usare il sonoro del proprio strumento elettronico e, quindi, i sottotitoli presenti nei contenuti audio video diventano l’unico metodo per far sì che il nostro messaggio giunga a destinazione.

I sottotitoli servono per “leggere” il parlato
Innanzi tutto, internet si ascolta o si legge?
Sembra una domanda oziosa, ma in realtà è la base è per comprendere questo post:
- La radio, la televisione sono media che si ascoltano
- I libri, i giornali, le riviste sono media che si leggono
- Internet è un media che si legge, ma è anche un media che si ascolta
Internet, infatti, trasmette messaggi sia attraverso la parola scritta, sia attraverso la parola orale: audio, video, testi, sono tutti mezzi che le moderne tecnologie e l’attuale velocità di trasmissione dei dati permettono di utilizzare senza problemi.
Ma, normalmente, si tende di più ad “ascoltare” o a “leggere” su internet?

È sotto gli occhi di tutti che il formato video si sta diffondendo sempre più. Secondo il report “Digital 2020” di we are social il 92 per cento dell’utenza internet italiana guarda video on-line.
Ma anche senza statistiche è evidente che il passaggio ai video sta accelerando, basti pensare ai giornali on line: fino a qualche anno fa erano prevalentemente testuali, al giorno d’oggi sempre più spesso video e video-servizi stanno acquisendo posizioni predominanti.
E visto come si sta diffondendo il formato video diventa necessario porsi la domanda: è sempre possibile ascoltare internet?
E la risposta è “no”, non è sempre possibile. Vi sono situazioni, personali o sociali, in cui i contenuti audio non sono fruibili e quegli stessi contenuti dobbiamo fare in modo che siano comunque raggiungibili… in caso contrario rischiamo di non “colpire” parte del nostro target.
“Ascoltare internet” è una modalità accessibile?
Quanto ho appena detto non è una novità.
A inizio 2004 il Parlamento italiano emana la legge numero 4, che tratta dell’accessibilità dei mezzi elettronici.

Non parlerò qui di accessibilità, ma due parole per inquadrare il concetto sono necessarie: un sito, un programma, un hardware si intende accessibile quando è fruibile da chiunque, qualunque siano le sue specificità. In pratica eventuali limitazioni fisiche o cognitive non devono precludergli a priori l’accesso alle informazioni che ha necessità di raggiungere.
Ad esempio un non vedente deve, in un sito internet, poter trovare le informazioni che sta cercando anche senza l’uso della vista, quindi attraverso dei lettori automatici (una volta erano software specifici, e costosi, al giorno d’oggi sono inglobati nei browser).
In maniera uguale e contraria un non udente deve poter vedere il messaggio, che non può, quindi, essere veicolato solo ed esclusivamente attraverso la parola orale.
Il che vuol dire, per rispondere alla domanda del titolo del paragrafo, che la modalità audio video per trasmettere una informazione non è da tutti utilizzabile: non è accessibile.
Sottotitoli: per rendere accessibile il parlato
Ma dobbiamo proprio preoccuparci anche di chi non può udire?
Questa è una domanda cinica, ma che potrebbe avere una sua logica “economica”: se i sordi non sono poi una così ampia fascia del nostro target, ha senso il modo in cui vogliamo comunicare venga ragionato pensando anche a loro, col rischio di aumentare i costi di sviluppo?
La risposta è SI.
E il “si” non deriva da una “semplice” questione morale, ma, anche, da una pragmatica ragione “commerciale”, ovvero che chiunque può essere in condizioni pari al non udente in un determinato momento.
Se si è al lavoro è probabile che non si abbia l’audio del computer (o del cellulare) acceso: si è, in pratica, un “non udente” per quanto riguarda quel preciso momento.

E di situazioni in cui per necessità o convenzioni sociali non è possibile accedere a un contenuto sonoro ve ne sono tante: mentre si è in mezzo a una folla, o in un luogo rumoroso, o in un luogo dove è imposto il silenzio, o in una situazione in cui si vorrebbe mantenere la propria privacy….
Quindi, quando si carica su internet un video che per essere usufruito può essere solo ascoltato… si rischia di non riuscire a raggiungere tutto il nostro potenziale pubblico, in quanto vi sarà chi è impossibilitato ad ascoltare, qualunque sia la ragione.
Per questo se vogliamo pubblicare dei video (che sia su un sito o su un social) meglio prevedere di poter dare uno strumento alternativo all’udito per poter raggiungere l’informazione. E questo strumento non può che essere la vista. E come possiamo far leggere un audio? Ovviamente con i sottotitoli.
Esattamente quanto da me scritto all’inizio… oltre 4mila caratteri fa.
Come inserire i sottotitoli in un video
Questo post non vuole essere una guida al come inserire sottotitoli in un video, ma una riflessione in ambito comunicazione e marketing di quanto i sottotitoli siano utili, se non necessari.
Detto questo sarebbe un articolo incompleto se non desse almeno degli spunti su come poter fare questa operazione.
Nel momento in cui scrivo direi che tre sono i modi per inserire sottotitoli in un video.
1. Automatico senza controllo
È la modalità presente, ad esempio, su YouTube.
Pubblicando il video si può lasciare la possibilità all’utente di attivare dei sottotitoli che vengono creati dal sistema tramite un software di intelligenza artificiale.
Come tutte le funzioni automatiche che non passano attraverso il controllo e la verifica di una intelligenza umana, nel risultato finale vi possono essere errori.
È quindi una soluzione comoda, ma non la definirei professionale.
2. A mano
È un’operazione effettuabile sia con strumenti on line (ad esempio YouTube studio), sia con editor video in locale (ad esempio il programma gratuito Open Shot Video Editor).
È direttamente la persona che scrive a mano quanto detto nel video (magari correggendo sgrammaticature o ripetizioni, proprio come si fa scrivendo una intervista), sincronizzando la posizione dei sottotitoli con il parlato.
Come tutte le operazioni artigianali dà forse i migliori risultati, ma implica un lavoro non indifferente, soprattutto se il video è lungo.
3. Automatico con controllo umano
A differenza del punto 1 in questa modalità non ci affidiamo completamente all’intelligenza artificiale, ma sfruttiamo quest’ultima per fare il grosso del lavoro, che poi andremo a verificare e correggere a mano.
Fino a qualche tempo fa lo strumento migliore on line trovavo fosse quello di YouTube, ma nel passaggio a YouTube Studio questa specifica funzionalità è scomparsa… si spera temporaneamente, ma (nel momento in cui scrivo) è da quasi un anno che non riesco ad accedervi.
[Aggiornamento di novembre 2020] Per questa attività ci viene in soccorso ancora You Tube Studio. Se nella versione precedente della gestione video You Tube, la funzione era facilmente individuabile dal menù, adesso se non si sa che esiste potrebbe sfuggire… in realtà temo sia quello che è capitato a me per dei mesi!
In pratica, dopo aver pubblicato il video non si deve fare nulla, se non aspettare. Il sistema di You Tube, in automatico, processerà il video estraendo dal parlato i titoli automatici. Dopo di che nella sezione “sottotitoli” apparirà, in corrispondenza del video, anche il link ai sottotitoli generati automaticamente.
Attenzione: non è un processo immediato. Per un video di 20 minuti ci sono volute alcune ore perché questa voce mi comparisse nell’interfaccia.
Il file dei sottotitoli creati in modo automatico possono poi essere editati a mano, creando così una seconda versione più professionale. Sarà questa seconda versione che comparirà on line quando l’utente attiverà la funzione “sottotitoli”.
Altra cosa utile è che i sotto titoli si possono scaricare in locale, scegliendo tra tre formati: .vtt, .srt e .sbv.

Per necessità ho quindi cercato altre soluzioni. Nessuna di quelle trovate mi soddisfa in pieno, ma piuttosto di dover fare tutto a mano, avere comunque una bozza dalla quale partire è comunque un aiuto.
Due le soluzioni che ho trovato, una on line, e un’app per dispositivi mobili. La prima è Subly, che viene indicato essere in versione “beta”. La seconda è AutoCap, presente sia sullo store Apple, che quello Android.
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