Idea originale: ti viene la sviluppi, la divulghi e poi… scopri che in effetti non era una idea originale! Scopri che qualcun altro l’ha avuta con te (o prima o dopo), l’ha sviluppata lui pure e l’ha divulgata.
Prima reazione inconscia? Mi hanno copiato!
Reazione razionale? Come idea non era così rivoluzionaria da far si che nessuno vi avesse pensato, ma almeno non era così peregrina che tutti l’avevano scartata!
In pratica cerchi di vedere il bicchiere mezzo pieno.
E di analizzare l’evento.
Note su questo post
Questo post l’ho scritto su un cellulare, mentre ero in ferie, quasi come fosse un flusso di coscienza (non è la prima volta che mi capita, si veda “scrivere… l’effetto che mi fa“), in tempi brevi. L’ho poi rifinito con un computer portatile sia per verificarlo meglio, sia per inserirvi le immagini.
Nasce in reazione a un evento specifico (che spiego sotto) e, in un primo momento avevo pensato di crearlo come aggiornamento di un post già pubblicato. Poi ho cambiato idea, sia perché avrei allungato un testo già lungo, sia perché avrei rischiato di uscire dal tema del post originale (creando del “rumore”…), sia perché sarei dovuto essere sintetico, non sviscerando in modo adeguato l’argomento.

Come scopro che la mia non è una idea originale
Circa una settimana prima di redigere questo post sulla “idea originale” avevo completato il post sulle elaborazioni del medagliere olimpico di Tokyo 2020. Un post complicato con una gestazione di oltre quattro giorni tra ricerca dei dati, loro sistematizzazione, elaborazione matematica e quindi elaborazione del testo del post.

Iniziano poi le ferie e, mentre scorro il mio feed di Facebook mi compare un post sponsorizzato di focus.it in cui vengono messi in rapporto numero di medaglie vinte a Tokyo e popolazione dello stato.
“O capperi!”, penso (in realtà la parola che penso non è esattamente questa… pur iniziando per “c”!). Clicco sul post e leggo l’articolo. Le conclusioni sono praticamente uguali al mio post, addirittura alcuni passaggi sono simili.
Però sono abbastanza razionale da capire che la mia idea iniziale non era poi così “fuori dagli schemi “ e che sia possibile, anzi è successo, che sia venuta anche ad altri che l’hanno elaborata in autonomia.
Tanto più che leggendo l’articolo di Focus si capisce che non hanno elaborato loro i dati, ma hanno usato calcoli effettuati da Statista.com, un sito che alla elaborazione dei dati olimpionici ha dedicato almeno 700 articoli.
Se l’idea non è originale almeno è buona!
Questa scoperta di aver elaborato una idea che non è, poi, così innovativa mi mostra però che l’idea da me avuta era una buona idea.
Aveva una logica di “ricerca” scientifica, non erano solo elucubrazioni pazzoidi mie…: avere evidenza di questo fatto è comunque “cosa buona e giusta”!

In fin dei conti l’evoluzione del pensiero umano avviene in prevalenza costruendo su basi create da chi ci ha preceduto e non è impossibile che avvenga anche con casi di “evoluzioni parallele”, ovvero che più pensatori arrivino a conclusioni uguali, o simili, per vie diverse o, comunque, in maniera autonoma.
Idea (non originale) e pensiero laterale
Questo fatto dimostra che guardare in modo laterale, diverso, fuori dagli schemi un fatto, è un’azione che non solo non è inusuale, ma è la base per l’analisi e la ricerca scientifica.
Infatti Statista.com, sito specializzato in analisi di dati che permettano di capire le relazioni tra fatti e la loro evoluzione, ha ritenuto di interesse verificare i successi olimpici in rapporto alla popolazione.
Io, in realtà, sono andato oltre inserendo anche altri parametri. Ma il concetto non cambia: i dati devono essere “guardati” da più punti di vista.
Idea originale o no, l’idea è buona
Dal punto di vista psicologico la scoperta che non sono stato l’unico ad avere questa idea, non è comunque negativa.
È la dimostrazione che l’idea da me avuto era buona e che anche altri hanno ritenuto interessante analizzarla.
È quindi un segno (se si vuole vederlo così) che il proprio pensiero (il mio in questo caso) non è un pensiero da “castelli in aria“, ma che deriva da logiche forse inusuali, ma… logiche!
Come ho sfruttato il fatto

Scoperto di non essere l’unico ad aver pensato a questa analisi di dati, il mio scopo di comunicatore è stato di sfruttare questa concomitanza.
Come prima cosa ho inserito un commento al post di focus in cui citavo il mio articolo, e come seconda mi sono “gloriato“ di questa convergenza con un post sul mio feed di Facebook in cui facevo notare che la mia idea, seppur non venuta in mente unicamente a me, comunque era venuta in mente anche a organi di informazione ufficiali e analisti statistici di alto livello: in pratica (detto in maniera implicita) il mio pensiero è un pensiero di livello.
Il link inserito tra i commenti ha, poi, portato traffico in più al mio blog, su quello specifico post che non aveva ancora raggiunto interessanti livelli di lettura da parte degli internauti.

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