Testi a più Teste: rifinire

Si diceva nel precedente post (Testi a più Teste: un problema?) che i documenti scritti da diversi individui o organizzazioni, creati in ambito professionale, si ritrovano spesso con un gap di leggibilità, dovuto anche allo iato stilistico che si crea tra i diversi capitoli scritti dai diversi specialisti.

Definiti i problemi, esaminiamo ora i modi per ridurre al minimo il loro impatto.

Due le soluzioni che prospettavo: prevenire e rifinire.

Si tratta non di soluzioni antitetiche, bensì di sistemi che dovrebbero essere implementati in momenti diversi, in quanto tra loro complementari.

Partiamo dalla fine, ovvero dal rifinire.
Teste di carta

Un lavoro “ex post”

Dopo che tutte le parti del testo sono state terminate dai rispettivi autori, queste vanno cucite insieme. Un semplice “copia incolla”, però, comporterebbe la creazione di quelle discontinuità di cui si parlava in precedenza.

Ecco la necessità, quindi, di effettuare non un’opera di veloce uso di “colla“, ma di una più attenta attività di “cucitura sartoriale“: serve un lavoro di omogeneizzazione effettuato da un “curatore editoriale“.

Occorrerà leggere tutto il documento, individuare eventuali ripetizioni, contraddizioni, illogicità interne. Si dovrà cercare, poi, di amalgamare lo stile, ad esempio verificando l’uso dei soggetti, dei modi e dei tempi verbali, della struttura della frase…

Conoscere l’argomento

Rifinire un testo è un lavoro che necessita di una persona che non solo abbia competenza nello scrivere, che non solo sappia presentare i concetti, ma che abbia conoscenze pregresse che lo rendano in grado di comprendere gli argomenti trattati. Se, infatti, non si è in grado di capire il testo, non sarà possibile nemmeno intervenire su di esso a ragion veduta.

Con questo non voglio dire che il “curatore editoriale” debba sapere tutto di quello specifico contesto: essendo impossibile sapere tutto di tutto, si rischierebbe l’impossibilità di spaziare tra argomenti diversi. È però necessario che abbia almeno una conoscenza di base che gli permetta di capire i concetti generali e studiare in rapidità quelli particolari.

Se si parla di firma elettronica, per fare un esempio pratico, il curatore editoriale non è detto che debba sapere a menadito i vari protocolli, che conosca (all’origine) la differenza tra CAdES e PAdES: se non la sa, se la può cercare in rete, studiarla ed essere in grado di interpretare (e quindi migliorare) il testo su cui sta lavorando. Però è fortemente auspicabile che non creda che la firma elettronica  altro non sia che un file immagine con la scansione della firma fisica fatta su un foglio di carta!

Armonizzare: è necessario, ma…

Questa attività di armonizzazione è quindi necessaria e imprescindibile. È però una attività tanto più difficile da realizzare, quanto più le varie parti del documento sono state stilate in maniera parcellizzata e avulse le une dalle altre.

Ecco quindi che entra in gioco la seconda soluzione per evitare le discontinuità linguistiche nei Testi a più Teste, soluzione che ho indicato in precedenza e che ho definito “prevenire“.

Di nuovo, però, qui si rischia di andare lunghi e per semplificare la lettura rimando al terzo e ultimo post di questa serie: “Testi a più Teste: prevenire“.

Marco Campagnolo
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